INSIEME… PER TROVARE RISPOSTE

Incontro del 14 novembre 2016            Sala Consiglieri –  Città Metropolitana

I INTERVENTO     Avv. CINZIA ALESIANI – Avvocato Foro di Torino

Legge del “dopo di noi!” del 6.6.2016 n. 112 contiene, nell’articolo 1, alcuni principi e finalità:

  • Nel I comma, si parla esplicitamente del benessere dei disabili, in particolare per quanto riguarda l’inclusione sociale e l’autonomia abitativa
  • Il II comma prevede la progressiva presa in carico di coloro i quali hanno una disabilità grave e non hanno sostegno finanziario
    • Evitando istituzionalizzazioni
    • Con progetti individuali che coinvolgano le istituzioni, eventuali familiari e il disabile
    • Rispettando la volontà del disabile, dei genitori o di coloro che tutelano il disabile stesso

Sono previste agevolazioni e misure di sostegno al reddito:

  • donazioni da privati,
  • assicurazioni,
  • trust,
  • vincoli di destinazione (creati da privati sui propri beni destinati a disabili),
  • fondi speciali (beni mobili ed immobili) vincolati ad un soggetto terzo con contratto di affidamento (es: vincolo un figlio a curarne un altro con i frutti dei beni destinati a vincolo)
  • Affidamento fiduciario a Onlus
  • È previsto un fondo per i disabili gravi che non hanno sostegno, ripartito per Regioni in base al numero di disabili accertati. Le Regioni faranno programmi con le Organizzazioni e daranno pubblicità ai finanziamenti.

L’accesso a tale fondo è consentito anche alle famiglie.

  • Le agevolazioni fiscali prevedono:
    • Esenzione imposta su successione per trust
    • Esenzione imposta su fondi di destinazione vincolati a disabili gravi
    • Pagamento della sola imposta di registro fissa, ad oggi pari a € 200,00
    • Eventuale esenzione IMU, se deliberata dal Comune
    • Agevolazioni fiscali sono previste anche per le donazioni

Ad oggi mancano i decreti attuativi della Legge 112.

II INTERVENTO    Dott. DALIDA TREVISAN – Responsabile Regionale Team Pensioni Inps

PENSIONE DI INABILITA’ e ASSEGNO ORDINARIO DI INVALIDITA’

L’INABILITA’ al lavoro deve essere totale e assoluta

L’INVALIDITA’ prevede una residua capacità lavorativa inferiore ad 1/3 e viene riconosciuta con almeno 5 anni di contributi versati a qualsiasi forma previdenziale, ricongiunti gratuitamente, di cui 3 negli ultimi 5 anni.

L’assegno ordinario di INVALIDITA’ CIVILE può essere riconosciuto a tempo determinato, di solito per un triennio dopo verifica sia sanitaria che contributiva e si riconferma ad esclusiva domanda dell’interessato.

Il beneficiario è soggetto a visite di revisione. Se il soggetto non si presenta a due convocazioni senza adeguata giustificazione, la prestazione prima viene sospesa e poi revocata.

Più pensioni, una erogata dall’INPS e altre da altri enti, possono essere cumulate.

In presenza invece di reddito da lavoro dipendente, l’assegno di invalidità civile viene decurtato secondo i dettami della legge 335.

L’INABILITA’ non è legata al versamento di contributi, e comporta l’obbligo di comunicare annualmente i redditi del beneficiario, pena la sospensione della prestazione. In caso di ripristino non vengono riconosciuti gli eventuali arretrati.

La Legge 122 del 2010 prevede che le prestazioni assistenziali siano soggette a verifica reddituale annualmente. Anche la reversibilità ( Legge 335) ha lo stesso obbligo, superato nel caso che i soggetti interessati presentino dichiarazione dei redditi al Fisco, in quanto INPS e Fisco si trasmettono telematicamente le informazioni.

La PENSIONE AI SUPERSTITI compete ai figli maggiorenni TOTALMENTE INABILI (quindi senza capacità lavorativa) con accertamento da parte dell’ASL/INPS.

Il disabile deve essere stato a carico del deceduto e quindi in assenza di redditi o con redditi minimi (stato di bisogno) . Il deceduto quindi provvedeva al suo mantenimento.

I redditi rilevanti per determinare il diritto alla reversibilità del disabile, sono i soli redditi soggetti a IRPEF.

Se l’inabile non conviveva con il deceduto, deve essere provato il mantenimento (es: con ricevuto delle spese sostenute)

Se il disabile è l’unico beneficiario della reversibilità, la quota a lui spettante è pari al 70%

Con altri beneficiari (ad esempio il coniuge a cui spetta il 60%), la quota spettante passa al 20%

Per il figlio è invalido al 100% ma non gli è stato riconosciuto l’assegno di accompagnamento, l’erogazione della reversibilità è condizionata all’esito della visita medica.

III INTERVENTO   Dott. DOMENICA CETANI – Direttore provinciale patronato INAS/CISL Torino

Il consiglio è quello di rivolgersi sempre a un patronato per valutare il diritto o meno a richiedere prestazioni.

DOMANDA DI INABILITA’:

  • il medico deve compilare e trasmettere il certificato SS3
  • L’interessato deve recarsi al patronato per inoltrare, in modo telematico, domanda all’INPS entro 90 giorni dall’invio del certificato medico da parte del medico curante, con copia di tutta la documentazione sanitaria
  • 1, 2 mesi dopo l’INPS convoca per visita medica. Si deve portare tutta la documentazione di cui si è in possesso.
  • Se viene accolta, deve cessare un eventuale rapporto di lavoro
  • Se non viene accolta, è possibile presentare ricorso, che prevede un riesame da parte dell’INPS
  • Se per la seconda volta non viene accolta, è possibile un’azione legale. La consulenza legale è gratuita presso il Patronato.

DOMANDA DI INVALIDITA’ CIVILE:

  • il medico deve compilare e trasmettere il certificato
  • L’interessato deve recarsi al patronato per inoltrare, in modo telematico, domanda all’INPS entro 90 giorni dal certificato medico
  • L’ASL chiama per due visite, poi la domanda decade
  • Il riconoscimento economico compete se nel verbale è indicata un’invalidità dal 74 al 100% ed è legata al reddito del richiedente
  • Nel caso di invalidità con scadenza, è obbligatorio presentarsi alle revisioni richieste dall’INPS, pena la revoca delle prestazioni

Per entrambe le domande:

  • Si può andare alle visite accompagnati da operatori, medico di fiducia, familiare. Tutta la documentazione sanitaria deve essere aggiornata.
  • È importantissimo comunicare all’INPS qualsiasi variazione di indirizzo

(l’INPS effettua le convocazioni sia per posta ordinaria che per SMS al domicilio/residenza conosciuti).

DOMANDA DI REVERSIBILITA’

  • Copia del Certificato medico del disabile
  • Domanda trasmessa in modo telematico da patronato
  • ASL/INPS visita e decide su eventuale erogazione
  • In caso di dubbio sulla spettanza, rivolgersi sempre a un patronato per verifiche

IV INTERVENTO

Dott. DIEGO LOPOMO – Responsabile Ufficio Pubblica Tutela e Rapporti con l’Autorità Giudiziaria Città Metropolitana di Torino

Dott. ELENA VIOLANTE – Assistente Sociale Ufficio Pubblica Tutela Città Metropolitana di Torino

La Legge Regionale 1/2004 istituisce l’Ufficio di cui sopra, per fornire supporto ai tutori e agli amministratori di sostegno nel rapporto con l’autorità giudiziaria.

La rappresentanza di un figlio è data:

  • Dal genitore in caso di un figlio minore
  • Su decreto dell’autorità giudiziaria, se il figlio è maggiorenne

La TUTELA, prevede l’interdizione e il tutore deve tutelare TUTTI i diritti dell’interessato e viene disposta unicamente da un giudice

L’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO viene assegnato dall’autorità giudiziaria a una persona che è capace di intendere e volere ma deve essere aiutato negli atti elencati dal giudice. Quanto non elencato è ad esclusiva discrezione della persona stessa.

La tutela o l’amministrazione di sostegno possono essere richieste da:

Parenti, conviventi, Pubblico Ministero (sollecitato dai Servizi Sociali).

Una sola persona può essere tutore o amministratore di sostegno, ma può essere sostituito con domanda motivata al giudice

Il PROTUTORE è quella figura che interviene quando c’è conflitto tra tutore e tutelato

Il GIUDICE è interlocutore ma non risolutore di problemi (quando lo si interpella, è necessario esporre in modo chiaro, anche se sintetico, il problema e le possibili soluzioni)

Il GIUDICE TUTELARE può intervenire se non c’è comunicazione tra soggetto tutelato, famiglia e servizi.

I genitori possono depositare da un NOTAIO una “designazione” allo scopo di scegliere in vita un tutore/amministratore di sostegno per il proprio figlio dopo la morte

Eventuali “procure” rilasciate a parenti, non sollevano il figlio dalle sue prerogative (gli atti che compie sono validi a tutti gli effetti)

Quando viene nominato tutore/amministratore di sostegno un avvocato o un ente pubblico, la legge prevede un equo compenso.

Non è previsto invece per familiare.

Se il decreto del giudice prevede per l’amministratore di sostegno l’accesso al conto dell’amministrato, la banca deve fornire anche l’INTERNET BANKING.

Le grosse banche non lo fanno. Già fatto anche incontro con ABI senza risultato.

Consiglio: scrivere a banca e p.c. anche al giudice tutelare rivendicando l’applicazione del diritto.

V INTERVENTO   Dott. MARIA ROSARIA SARDELLA – Medico Psichiatra ASL TO1

Il progetto terapeutico deve coinvolgere anche la famiglia

La famiglia ha diritto di essere presente nel progetto e di essere parte attiva nella sua attuazione

Alcuni psichiatri ritengono però, ancora oggi, di avere un rapporto esclusivo con il malato

Molte volte l’invalidità civile viene proposta direttamente dagli operatori per attenere un attestato che permette di dimostrare che la persona non ce la fa a essere totalmente capace (diminuzione di capacità).

È importante ottenere questa attestazione per avere, ad esempio, delle vie preferenziali sul lavoro.

Non pregiudica la patente (con opportuna relazione psichiatrica e revisione ogni 1-2 anni)

VI INTERVENTO   Dott. BARBARA ROSINA– Presidente ordine Assistenti sociali

Sono tutti molto consapevoli delle difficoltà nei rapporti tra famiglie, servizi sociali e malato.

L’importante è non avere paura, informarsi, chiedere e pensare che a volte le famiglie non vengono subito coinvolte nel progetto perché i servizi non sono in grado, in quel momento, di dare risposte.

TUTELA GIURIDICA DELL’INCAPACE

Il Cerchio Aperto

MATERIALE INFORMATIVO

finalizzato alla tutela delle persone con svantaggio intellettivo e relazionale

Compilato a cura di Laura Portigliotti

Liberamente utilizzabile e riproducibile citando come fonte l’Associazione Il Cerchio Aperto Onlus 

Da sempre promuoviamo una comunicazione facile e accessibile a tutti.

Nei limiti del possibile il testo è stato scritto utilizzando le

“Linee orientatrici europee di lettura facile”

Torino, 2012

TUTELA GIURIDICA DELL’INCAPACE     (persona con disabilità intellettiva e relazionale)

INTERDIZIONE

E’ una forma di protezione che il codice civile prevede a favore di persone “in condizioni di abituale infermità di mente che le rende incapaci di provvedere ai propri interessi” (art. 414).

L’interdizione può essere chiesta per una persona maggiorenne o nell’anno precedente al compimento del diciottesimo anno.

Quando è concessa dal Tribunale dei Minori ha effetto dalla data del compimento dei 18 anni, poiché prima valgono le norme previste in generale per i minorenni.

La richiesta può essere presentata da genitori, fratelli o parenti prossimi.

La domanda consiste in un ricorso al tribunale e va preparata secondo precise modalità.

Una persona interdetta non può compiere alcun atto con un contenuto patrimoniale (e quindi teoricamente non potrebbe neppure maneggiare denaro). Non può inoltre sposarsi, fare testamento, ecc.

Dal punto di vista legale l’interdetto è rappresentato da un tutore (affiancato da un protutore) nominato del Giudice Tutelare.

Nella scelta sono preferiti i genitori e i parenti più prossimi.

In generale il tutore deve essere una persona idonea e la legge prescrive delle limitazioni per meglio tutelare l’interdetto.

Il tutore appena nominato fa l’inventario dei beni e ogni anno presenta al Giudice Tutelare il rendiconto della gestione.

Il Giudice è comunque responsabile o garante di tutte le principali decisioni riguardanti la vita dell’interdetto, e in particolare di tutte le operazioni patrimoniali che non sono di ordinaria amministrazione.

I genitori possono inoltre indicare con testamento, con atto pubblico o con scrittura privata autenticata da notaio la persona che desiderano sia nominata tutore del proprio figlio interdetto, dopo la loro morte.  Se non vi sono gravi motivi in contrario il Giudice Tutelare nominerà tale persona.

L’indicazione può essere fatta anche all’interno di un semplice testamento “olografo”, cioè scritto interamente di pugno dal genitore, con data e firma.

Il testamento deve però essere sicuramente rintracciabile e “a portata di mano”: va registrato dopo la morte, con atto pubblico presso un notaio.

In alternativa la busta stessa contenente il testamento può essere depositata presso un notaio.

INABILITAZIONE

Nei casi in cui la situazione non sia così grave da richiedere l’interdizione la legge prevede la facoltà di ricorrere all’inabilitazione.

Le modalità relative a chi può avviare la pratica e alla sua presentazione sono uguali a quelle relative all’interdizione.

L’inabilitato può compiere da solo gli atti di ordinaria amministrazione (es. firmare un contratto di lavoro, votare, sposarsi, fare testamento), mentre è assistito dal curatore per riscuotere capitali e per stare in giudizio (in caso contrario gli atti sono annullabili). Per atti di straordinaria amministrazione occorre l’autorizzazione del Giudice Tutelare e in certi casi del Tribunale.

Per la nomina del curatore valgono le regole relative alla nomina del tutore.

AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO

La legge n. 6 del 9 gennaio 2004 ha introdotto una nuova forma di tutela per le “persone prive in tutto o in parte di autonomia”.

Chi non è in grado di provvedere alle proprie necessità può essere assistito da un “amministratore di sostegno” nominato dal giudice tutelare.

L’amministratore interviene solo nei campi specifici che gli sono stati affidati dal giudice e deve tenere conto non solo dei bisogni, ma anche delle “aspirazioni” del beneficiario. Se non vi è accordo, decide il giudice tutelare.

Il beneficiario continua a poter agire da solo per tutti gli atti non specificatamente compresi nel decreto del giudice tutelare.

Per il momento molti giudici tendono a confermare o a scegliere l’interdizione in tutti i casi in cui il disabile non appare in grado di intervenire, attivamente e coscientemente, nelle decisioni che lo riguardano.

INCAPACITA’ NATURALE

Anche quando non c’è una sentenza di inabilitazione o interdizione, il codice civile prevede una forma generale di tutela di chi è incapace di amministrarsi.

Gli atti di una persona “incapace di intendere o di volere” (al momento della stipulazione dell’atto) possono essere annullati su richiesta della persona stessa o di eredi o aventi causa, se risulta un grave danno (e quindi la malafede dell’altro contraente).

Occorre intentare causa e si può farlo entro cinque anni dall’atto.

Rimane però la necessità di un’azione legale e di dover provare che c’è stato danno e malafede. Altrimenti l’atto rimane pienamente valido.

STRUMENTI ECONOMICI

a disposizione della famiglia per il “Dopo di noi”

IL TRASFERIMENTO DI PROPRIETA’

Il trasferimento di beni a favore di interdetti, inabilitati o incapaci naturali può avvenire in modi diversi, in genere collegati ai normali modi di trasferimento della proprietà.

Si distingue tra atti tra vivi e a causa di morte.

Tra gli “atti tra vivi” vi sono la compravendita e la donazione diretta o indiretta.

Tra gli “atti a causa di morte” vi sono il testamento e il legato (donazione prevista da un testamento a favore di chi non è un erede diretto).

Vi sono poi altre scelte che, senza un trasferimento diretto di proprietà, assicurano al disabile una disponibilità economica e sono collegate a forme assicurative.

Per la compravendita, sia gli interdetti che gli inabilitati possono acquistare o vendere solo nei limiti e con l’assistenza del Giudice e del tutore.

Gli incapaci naturali possono invece vendere o comprare: gli atti sono annullabili, entro cinque anni, solo se ne risulta un danno per l’incapace e si può provare la malafede dell’altro contraente.

LA DONAZIONE

La donazione è un contratto con il quale una persona volontariamente ne arricchisce un’altra.  E’ un atto definitivo e può anticipare la successione.  Non ha nessun valore invece la sola promessa di donazione.

E’ un atto pubblico quando viene fatta dinanzi ad un notaio e alla presenza di due testimoni.

L’accettazione della donazione può essere fatta con lo stesso atto o con atto pubblico successivo: in questo caso la donazione è conclusa e “perfetta” da quando l’accettazione è comunicata a chi ha donato.  Se la donazione non è ancora perfetta, sia chi dona sia chi riceve possono cambiare idea.

Anche le persone giuridiche (enti, associazioni, fondazioni) possono ricevere donazioni.  Non è ammessa invece la donazione a favore del Tutore o del Protutore.

La donazione diretta al disabile, se non è di valore modico, deve essere fatta tramite notaio.  E’ un atto eccedente l’ordinaria amministrazione e l’interdetto e l’inabilitato devono essere sostituiti o assistiti perché l’atto sia valido.

Si può donare denaro, titoli oppure immobili, ma i costi sono diversi. Per gli immobili è possibile cedere solo la nuda proprietà, riservandosi l’usufrutto.

Anche la donazione indiretta è un atto eccedente l’ordinaria amministrazione. Essa avviene ad esempio quando i genitori comprano con i propri soldi un immobile e lo intestano al figlio.

Non è richiesto un atto pubblico di donazione e non ci sono quindi costi aggiuntivi a quelli dell’acquisto. Rimane però ugualmente il principio che il valore della donazione andrà considerato per il calcolo della legittima.

Un altro tipo di donazione è la “donazione remuneratoria”, cioè una donazione fatta per riconoscenza, o per meriti del destinatario, o per servizi particolarmente apprezzati dal donante.

Il Codice Civile prevede infine la “donazione modale”, ovvero un contratto dove chi riceve il bene ha l’obbligo di utilizzare il bene o la somma donata per un determinato scopo (es. ti dono una casa con l’obbligo di organizzarvi una comunità alloggio).

Usufrutto e nuda proprietà

Quando la donazione riguarda solo la nuda proprietà, chi dona si riserva l’usufrutto dell’immobile per il resto della sua vita.

Il nuovo proprietario non ne ha l’utilizzo e viene definito “nudo proprietario”.

L’usufruttuario, ossia chi gode del bene, ha invece il diritto di usarlo secondo le proprie necessità.  Ha il possesso della cosa, può darla in affitto, incassa l’eventuale reddito e ha diritto ad una indennità se fa dei miglioramenti.

L’usufruttuario deve però rispettare la destinazione economica o d’uso, non potrà cioè fare certe trasformazioni (ad esempio se l’oggetto dell’usufrutto è un appartamento, potrà abitarlo o darlo in affitto, ma non trasformarlo in negozio).

L’usufruttuario paga le imposte e gli oneri fiscali e le spese di manutenzione ordinaria.

Il nudo proprietario paga le spese straordinarie.

Si può anche stabilire che i beni tornino al donante se il nudo proprietario o i suoi discendenti muoiono prima del donante.

L’usufrutto termina di solito con la morte dell’usufruttuario, quando usufrutto e proprietà si riuniscono nella stessa persona.

Può essere costituito a favore di più persone, e si estingue allora alle morte dell’ultimo superstite.

Può essere costituito anche a favore di una persona giuridica (ente, associazione, fondazione); in tal caso l’usufrutto si estingue in 30 anni.

IL CONTRATTO DI MANTENIMENTO

Con il contratto di mantenimento si stabilisce il diritto di una persona (beneficiario) di essere mantenuta “vita natural durante”, in cambio di un bene mobile o immobile o della cessione di un capitale.

Viene anche chiamato contratto di “vitalizio” e usato in genere da persone anziane in cambio di un preciso impegno di assistenza.

Si può stipulare un contratto a favore della persona che cede il bene, oppure a favore di un terzo (ad esempio una persona disabile).

Il contratto può in quel caso entrare in vigore alla morte di chi lo stipula.

L’obbligato (cioè la persona che riceve il bene o il capitale) fornisce l’assistenza materiale e/o morale al beneficiario per tutta la vita.

Non è un semplice pagamento periodico di una rendita vitalizia.  La misura, la qualità e il tipo di prestazioni sono stabiliti dal contratto stesso.

Il contratto di mantenimento comprende normalmente:

  1. obblighi di “dare” (ad esempio vitto e alloggio, abbigliamento, cure mediche, farmaci, ecc),
  2. obblighi di “fare” (garantire all’assistito assistenza morale e spirituale, inteso in genere come obbligo di visitare regolarmente la persona da assistere, tenersi al corrente delle sue vicende personali e parteciparvi il più possibile).

E’ possibile prevedere espressamente che sia garantito il tenore di vita del beneficiario, avendo come riferimento quello “medio” di quando viene stipulato il contratto.

Una parte delle prestazioni sono di natura “infungibile”, cioè strettamente fondate sulla fiducia nelle qualità personali e morali dell’obbligato.  Se questa persona muore l’obbligo non è quindi trasmesso ai suoi eredi.

Nel contratto di mantenimento sono incerti sia la durata della vita del beneficiario sia gli eventuali cambiamenti nelle sue necessità personali (condizioni di salute, invecchiamento…).

E’ possibile, in caso di inadempimento degli obblighi previsti, stabilire una penale o anche lo scioglimento del contratto e la restituzione del bene.

IL CONTRATTO DI RENDITA VITALIZIA

Può essere costituito come atto tra vivi o per testamento.

Si cede un bene immobile o un capitale in cambio di una rendita per tutta la durata della vita di una persona (beneficiario).  Chi riceve il bene (obbligato) si impegna a erogare somme di denaro periodiche e prestabilite.

E’ un contratto “aleatorio” perché il vantaggio o lo svantaggio economico sono incerti, dato che non si conosce l’effettiva durata della vita del beneficiario.

Un contratto di questo genere può essere stipulato anche con una compagnia di assicurazione, che garantisce il pagamento di una rendita per tutta la vita del beneficiario.

Il pagamento della rendita può iniziare immediatamente, oppure a partire dalla morte del contraente (es. genitore di un disabile).

La rendita non rientra nell’asse ereditario ed è esente da imposte di successione.

Vi è la garanzia dei versamenti, ma occorre valutare l’ammontare dei costi della compagnia assicurativa e considerare che l’aspettativa di vita di un disabile è spesso inferiore a quella media della popolazione, mentre il calcolo della rendita non ne tiene conto.

LA SOSTITUZIONE FEDECOMMISSARIA

Con il termine “sostituzione fedecommissaria” si intende la disposizione con la quale chi scrive un testamento lascia dei beni al proprio erede (figlio oppure coniuge oppure nipote interdetti) perché vengano conservati e, alla morte del disabile stesso, siano destinati a chi si è preso cura di lui (codice civile articoli 692 e seguenti).

E’ un istituto strettamente connesso a quello dell’interdizione.

Il codice civile prevede infatti che un genitore (oppure un coniuge o un ascendente) di una persona interdetta possa effettuare un testamento con la “clausola della sostituzione fedecommissaria”.

I soggetti coinvolti sono tre:

  1. a) il disponente lascia un bene nel proprio testamento a favore di un familiare interdetto,
  2. b) l’istituito è un interdetto,
  3. c) il sostituito è la persona o l’ente che, sotto la vigilanza del tutore, ha cura dell’interdetto.

Può essere “istituito” esclusivamente una persona interdetta (o un minore da interdire) per “infermità di mente” (soggetti del tutto incapaci di provvedere alla cura dei loro interessi).

Sostituito può essere solo la persona/e o l’ente/i che ne avranno effettiva cura. Se più persone o Enti sono coinvolti, i beni ereditari saranno attribuiti proporzionalmente al tempo in cui hanno avuto cura dell’interdetto.

Chi fa testamento può indicare le modalità pratiche relative all’assistenza e alla cura dell’interdetto.  Questi gode dei frutti derivanti dai beni ereditati (es. affitto di un alloggio), sempre sotto il controllo e l’intervento del tutore.

Devono invece essere conservati i beni stessi, che possono essere venduti solo con specifica autorizzazione del Giudice in caso di assoluta ed evidente necessità della persona.

Il tutore sorveglia che siano seguite le disposizioni e rispettati tutti gli obblighi assistenziali per tutto la vita dell’interdetto.

Se ciò non avviene può essere annullato l’effetto della sostituzione.

I beni indicati sono quindi sottratti alla normale successione, con lo scopo di assicurare e incentivare la cura concreta e continuativa dell’interdetto da parte del “sostituito” (persona, ente, associazione, fondazione).

L’istituito e il sostituito sono entrambi eredi, ma in tempi successivi:

  1. prima eredita il disabile,
  2. alla sua morte ciò che resta del patrimonio andrà alla persona, fisica o giuridica, che ne ha avuto cura.

Può essere vincolata nel testamento anche la quota di legittima del disabile (in qualunque altro caso la legittima non può avere vincoli).

E’ quindi possibile escludere dalla successione i parenti che avrebbero ereditato per legge dalla persona interdetta (la quale non può redigere un proprio testamento).

Se le persone o gli enti che hanno avuto cura dell’incapace muoiono o si estinguono prima della morte di lui, i beni ereditari andranno ai successori legittimi dell’interdetto.

E’ ritenuto possibile che il Giudice Tutelare estenda la possibilità di sostituzione fedecommissaria al genitore (oppure al coniuge o un ascendente) di persona sottoposta ad amministrazione di sostegno.  L’ipotesi è di richiederlo formalmente al momento della presentazione del ricorso per la nomina dell’amministratore di sostegno oppure presentando un ricorso successivo, se la nomina è già avvenuta.

IL TRUST

Un meccanismo (recente per la legislazione italiana) è invece il “trust”, che sottrae al patrimonio familiare determinati beni (di un certo valore) e li vincola alla cura ed assistenza del figlio disabile, con la possibilità di garantire la competenza e la correttezza dell’amministrazione.  La destinazione dei beni non potrà andare contro i diritti che la legge prevede per gli eredi “legittimi”.

Il trust permette di separare un patrimonio e di destinarlo ad uno scopo specifico: un soggetto (es. genitore) denominato disponente cede dei beni (che diventano un patrimonio separato) ad un altro soggetto, denominato trustee, il quale li gestisce nell’interesse del figlio disabile beneficiario.

Il disponente nomina un garante e stabilisce le regole del funzionamento del trust: chi è il beneficiario, quali sono i poteri del trustee, ecc.

Il trustee sarà una persona o ente di fiducia del disponente e non potrà operare al di fuori dei limiti stabiliti.  Anche il garante è una persona o ente di fiducia:  Protegge gli interessi del soggetto incapace e vigila sulla realizzazione dello scopo del trust.

Un singolo trust fatto dai familiari a favore di un figlio disabile richiede grossi capitali ed è di difficile applicazione pratica.  Può essere uno strumento più adeguato nel caso di una associazione o di un gruppo di genitori che uniscono le forze per avere la consulenza professionale e fiscale necessaria.

LA PENSIONE COMPLEMENTARE

La recente normativa italiana sulle pensioni complementari prevede delle interessanti agevolazioni fiscali per chi aderisce a questo “secondo pilastro pensionistico”.

Se un disabile aderisce a un fondo pensione (aperto o chiuso a seconda delle possibilità) può dedurre dal suo eventuale reddito i versamenti fino a 5.164 euro all’anno.

Se la somma non può essere dedotta dal disabile (perché ad esempio non ha reddito proprio ed è fiscalmente a carico dei genitori), il/i genitore/i che hanno sostenuto la spesa possono dedurla dal proprio reddito, fino ad un massimo di 5.164 euro, con un discreto vantaggio fiscale.

La prova di chi ha sostenuto la spesa deve risultare da bonifico.

Se il disabile ha un reddito che è inferiore alla somma versata, la deduzione viene fatta prima dal reddito del disabile e per la parte rimanente dal reddito dal genitore.

Il disabile otterrà una pensione quando raggiunge l’età pensionabile.

Se muore prima le somme accumulate vanno al beneficiario indicato nella polizza. Se non esiste beneficiario, vanno agli eredi.

Quando si raggiunge l’età pensionabile ci sono tre alternative:

  1. richiedere il pagamento dell’intera pensione per il resto della vita,
  2. incassare metà della somma maturata e destinare il resto al pagamento di una pensione più ridotta,
  3. incassare tutto il capitale accumulato (soltanto se il capitale accumulato non raggiunge certi limiti).

N.B. Si tratta in pratica di una forma di investimento a favore del disabile; è conveniente fiscalmente ed è possibile interrompere o sospendere senza problemi.

In qualsiasi momento le somme maturate possono essere incassate ( fino al 75% del valore) per spese sanitarie del disabile.

Dopo 8 anni di iscrizione al fondo, si può incassare fino al 75 per cento della posizione maturata per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa di abitazione, oppure fino al 30 per cento per ulteriori esigenze.

Vi sono quindi notevoli differenze rispetto ad una polizza assicurativa che, dopo la morte del genitore, paghi una pensione al disabile per la durata della sua vita.

ASSICURAZIONI

Vi sono scelte che, senza un trasferimento diretto di proprietà, assicurano al disabile una disponibilità economica e sono collegate a polizze assicurative.

Le polizze d’assicurazione si distinguono prima di tutto in:

  • polizze per il caso di morte,
  • polizze per il caso di vita,
  • polizze miste.

La polizza per il caso di morte può essere temporanea, quando ad esempio un padre di famiglia stipula un contratto decennale e paga ogni anno una certa somma per garantire ai propri figli una somma, pagata solo nel caso in cui lui muoia in quel periodo.

Le polizze temporanee non si rinnovano tacitamente: alla scadenza del periodo occorre stipulare un nuovo contratto, a nuove condizioni.

La polizza per il caso di morte può invece essere a vita intera, quando si vuole garantire un capitale in qualunque momento avverrà la morte.

E’ logicamente più costosa e non è più accettata dalle assicurazioni quando l’assicurato è anziano.

Per la stesura della polizza la compagnia d’assicurazione richiede la compilazione di un questionario sanitario e in certi casi una visita medica.

Occorre dare informazioni precise per evitare contestazioni successive.

Nella polizza per il caso vita vi sono tre soggetti, contraente, assicurato e beneficiario.

Il contraente paga i premi (versamenti periodici, in genere annuali e rivalutabili), l’assicurato è la persona fisica sulla cui vita è stipulato il contratto, il beneficiario è la persona scelta per ricevere la rendita o il capitale.

Il genitore di un disabile può essere contraente e assicurato allo stesso tempo, mentre il disabile può venire indicato come beneficiario della rendita vitalizia.

Tale rendita, rivalutabile, viene pagata al disabile per tutta la vita, a partire da una certa data, che può essere quella della morte del genitore.  L’ammontare della rendita è stabilito sulla base delle aspettative di vita della popolazione in genere, anche se poi il disabile ha in genere una aspettativa più breve.

In alternativa può esserci il pagamento del capitale maturato in quella data, con la necessità di trovare una forma di investimento sufficientemente redditizia.

Se il disabile assicurato muore prima del genitore, vengono restituiti agli eredi i premi versati fino a quel momento, rivalutati, dedotte le imposte.

La rendita del beneficiario entrerà nella denuncia dei redditi. Se si sceglie di incassare il capitale, verrà tassata la differenza tra le somme versate e quella riscossa.

Per gli invalidi va tenuto presente che l’assegno mensile per chi non ha una invalidità del 100% è attualmente vincolato al fatto di non superare un determinato reddito piuttosto basso.  Questo può influire al momento opportuno sulla scelta tra rendita o capitale.

Queste polizze, offerte da tutte le compagnie di assicurazione, sono collegate a un fondo di gestione che investe le somme raccolte e passa una percentuale dell’80-90 % (dei guadagni realizzati annualmente) al fondo stesso.

Hanno generalmente dei costi piuttosto elevati, che nel gergo assicurativo si chiamano “caricamenti”.  Chi fosse interessato ai prodotti assicurativi deve quindi chiedere informazioni precise sui “caricamenti”.

Una forma particolare è la rendita vitalizia immediata. Chi ha già un grosso capitale a disposizione può in questo caso pagare un premio unico, in cambio di una rendita vitalizia con decorrenza immediata a favore di un beneficiario.

E’ un’ipotesi da prendere in considerazione solo da parte di un genitore anziano, senza altri parenti prossimi oltre al figlio disabile, e che voglia garantire una rendita al figlio.

Esiste anche una polizza mista, che garantisce alla scadenza il pagamento di un capitale o di una rendita (come per le polizze vita), e contemporaneamente il capitale viene corrisposto agli eredi se il contraente muore prima della scadenza.  Dal punto di vista strettamente finanziario è poco conveniente.

Come considerazione generale il principale vantaggio delle polizze assicurative è dato dal fatto che assicurano una rendita certa e rivalutabile per tutta la vita del disabile. Vantaggi simili possono essere ottenuti, a minor costo, tramite le pensioni complementari.

CONFRONTO TRA RENDITA VITALIZIA / FONDO DI INVESTIMENTO / TITOLI DI STATO

La rendita vitalizia assicura per tutta la vita del disabile una rendita rivalutata come potere d’acquisto, perché l’importo segue l’andamento dei tassi e si adegua all’inflazione.

I pagamenti sono garantiti anche se si vive molto più a lungo delle aspettative di vita media della popolazione.  Se si muore prima di quanto previsto dalle statistiche, sarà un guadagno netto per l’assicurazione.

Il fondo di investimento può consistere in un fondo misto ( o un insieme di fondi), con quote versate periodicamente negli anni.  Si può ipotizzare un  rimborso programmato, cioè si stabilisce che periodicamente verrà disinvestita una certa somma pagata come rendita.  Il piano di disinvestimento può essere modificato o sospeso se necessario.

Va fatto un piano realistico di aspettative di vita, per non esaurire troppo presto il capitale.  Se il disabile muore prima che sia utilizzata l’intera somma, quanto rimane va ai suoi eredi.

Un investimento in titoli di stato può essere gestito come se si trattasse di un fondo di investimento obbligazionario.  Attualmente è opportuno valutare bene la scelta dei titoli, preferibilmente con interessi e scadenze distribuite nel tempo.

Occorre però l’impegno di una persona con qualche competenza finanziaria, che reinvesta se possibile una parte degli interessi e che rinnovi in modo sollecito alla scadenza i titoli scaduti.

PENSIONE DI REVERSIBILITÀ o pensione ai superstiti

La pensione di reversibilità spetta ai membri del nucleo famigliare del pensionato deceduto (o del lavoratore con 15 anni di contributi oppure con cinque anni di contributi, di cui almeno tre nell’ultimo quinquennio).

Hanno diritto alla pensione coniuge e figli minorenni.

I figli maggiorenni vi hanno diritto fino a 26 anni, se studenti e fiscalmente a carico del defunto.

Per i figli inabili al lavoro non sono previsti limiti di età per la reversibilità.

Alla data del decesso del genitore di un disabile sono richiesti i seguenti requisiti:

  1. essere nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa
  2. vivenza a carico”.

1)        L’impossibilità di svolgere una attività lavorativa è un concetto diverso dalla certificazione di invalidità civile.

Chi ha il 100% di invalidità non ha diritto automaticamente alla reversibilità.  L’inabilità al lavoro deve essere riconosciuta dall’ente erogatore: INPS per il settore privato, altri enti per i dipendenti pubblici.

Per i figli di lavoratori dipendenti pubblici viene di solito accettato il verbale di invalidità civile se riconosce il 100%, mentre negli altri casi occorre presentare domanda all’INPS per una visita del loro medico legale.

Chi ha meno del 100% di invalidità non è automaticamente escluso.

Può essere conveniente presentare comunque domanda.  La sentenza della Cassazione n. 12765 del 9-7-2004 ha riconosciuto il diritto alla reversibilità a persona invalida in misura inferiore al 100% (che poteva operare solo in strutture protette per non più di 15 ore settimanali e con capacità lavorative “talmente esigue da poter svolgere solo mansioni elementari programmate da terzi”).

Anche chi svolge una attività retribuita presso cooperative sociali o laboratori protetti (ai sensi dell’art. 4 legge  381/1991) ha diritto alla pensione di reversibilità, perché l’attività viene intesa con “funzione occupazionale/terapeutica ai fini della socializzazione degli interessati e dello sgravio della famiglia dagli obblighi di sorveglianza” (circolare INPS n. 137 del 10-7-2001).

2)        Per il concetto di vivenza a carico non è necessario che il lavoratore deceduto mantenesse completamente il disabile: è sufficiente che l’aiuto economico sia stato costante e un mezzo normale di mantenimento, anche parziale (sentenza Cassazione n. 11689/2005).

Per l’INPS occorre solo accertare che il figlio inabile convivente non sia economicamente autosufficiente.  Se il figlio non è convivente occorre anche dimostrarne il mantenimento abituale (es. pagamento di una retta in struttura residenziale).

L’INPS riconosce che il figlio inabile è a carico se ha un reddito inferiore alla cifra, stabilita annualmente, oltre la quale l’INPS stessa non paga più la pensione di invalidità.  I limiti sono quelli degli invalidi civili totali (nel 2008 sono 14.466 euro lorde annue, aumentate a circa 20.000 euro per chi riceve l’assegno di accompagnamento).

Nel reddito da considerare non sono comprese la pensione di invalidità e l’assegno di accompagnamento, ma è compresa una eventuale pensione di reversibilità che già si percepisca.

Ciò significa che il disabile può percepire una seconda pensione di reversibilità, se, alla morte del secondo genitore, risulta ancora “vivente a carico” perché il suo reddito non supera le cifre indicate sopra.

Il diritto alla reversibilità è riconosciuto anche ai minori accertati inabili al lavoro in data successiva alla morte del genitore, purché la morte sia avvenuta prima che loro abbiano compiuto 18 anni.

La persona disabile ha diritto alla reversibilità di un fratello o sorella di cui è a carico, se questi non hanno coniuge, figli o genitori.

Ammontare della pensione di reversibilità

La pensione ai superstiti viene corrisposta a coniuge e figli nelle seguenti aliquote percentuali della pensione del defunto:

  • 60% al coniuge,
  • se oltre al coniuge vi sono figli si aggiunge il 20% per ciascun figlio che ne abbia diritto (quindi 80% nel caso di coniuge e un figlio; 100% se ci sono il coniuge e più figli),
  • 70% quando il solo beneficiario è un figlio inabile (oppure minore o studente).

Normalmente le pensioni di reversibilità sono ridotte se il beneficiario ha un reddito annuo superiore a tre volte le pensione minima INPS (circa 17.000 euro nel 2007), ma questa riduzione non si applica quando uno dei titolari della pensione di reversibilità è una persona disabile (legge 335/1995).

RIASSUMENDO

Al figlio maggiorenne disabile spetta la pensione di reversibilità se al momento del decesso del genitore:

  • è a suo carico e
  • viene valutato “inabile al lavoro”

INFORMAZIONI RELATIVE ALLA SUCCESSIONE,

rivolte a chi ha un parente con disabilità intellettiva e relazionale

TESTAMENTO

Qualora una persona muoia senza lasciare testamento si apre una successione “legittima”, cioè si seguono le norme generali stabilite dal codice civile.

In questo caso ereditano i parenti più stretti, secondo un ordine fissato dalla legge, primi tra tutti il coniuge e i figli, in parti già stabilite.

Senza testamento l’eredità è divisa in queste proporzioni:

  • solo il coniuge = unico erede
  • se c’è il coniuge e un figlio = metà per uno,
  • se c’è il coniuge e più figli = 1/3 al coniuge, 2/3 ai figli
  • solo un figlio = unico erede
  • più figli = divisione in parti uguali
  • coniuge, genitori e fratelli = 2/3 al coniuge, 1/4 ai genitori, 1/12 ai fratelli

Se non vi sono coniuge, figli, genitori, fratelli o sorelle, e solo in quel caso, erediterà il parente più prossimo, fino al sesto grado di parentela.

Chi vuole lasciare i propri beni o parte di essi in modo diverso deve invece fare testamento.

Il testamento può anche contenere:

  • indicazione della assegnazione del singolo bene a un preciso erede (es. l’alloggio al figlio e la casa in montagna alla figlia),
  • indicazione di legati (es. un quadro a una zia o una donazione a una associazione)
  • disposizioni non patrimoniali, come l’indicazione del nome di un tutore o quella dell’esecutore testamentario.

Il testamento può essere “olografo” o per atto di notaio.

Il testamento olografo deve essere scritto interamente a mano dalla singola persona, con data completa, e firmato alla fine in modo chiaro.

I coniugi devono fare due testamenti separati.

Se il testamento è più lungo di una pagina, occorre firmare tutte le pagine.  Anche minime correzioni del testo vanno firmate accanto al cambiamento o all’aggiunta.  Se le correzioni sono importati occorre rifare il testamento.

Il testamento va tenuto in un luogo sicuro e conosciuto da tutti gli interessati.  Infatti se il testamento olografo non viene ritrovato è come se non fosse mai esistito.

Dopo la morte deve essere reso pubblico mediante registrazione presso un notaio, con relative spese notarili oltre alle spese di trascrizione degli immobili e alle eventuali imposte di successione.

Può essere utile fare due copie (entrambe scritte a mano, non fotocopie) dello stesso testamento, da lasciare presso persone diverse.

Il testamento per atto di notaio può essere pubblico o segreto.

E’ pubblico quando il notaio conosce il contenuto e ne garantisce la validità; è segreto quando si consegna al notaio la busta sigillata con un testamento olografo.

Anche chi sceglie di scrivere un testamento olografo può trovare utile ricorrere alla consulenza di un notaio, in particolare se si tratta di una situazione patrimoniale complessa e si vuole essere sicuri di rispettare le quote di “legittima“, cioè la parte di “asse ereditario” che la legge ritiene non disponibile, anche contro la volontà di chi fa testamento.

L’asse ereditario è dato infatti dall’ammontare del patrimonio meno i debiti più le donazioni importanti fatte in vita.

Tutte le donazioni importanti vanno conteggiate quando si vuole calcolare la “legittima” che spetta ad ogni erede.

La legge infatti prevede di riservare in ogni caso al coniuge e ai figli una quota dell’eredità; una quota è riservata anche a genitori e fratelli, se non ci sono figli o nipoti.

Con testamento l’eredità è divisa in una quota obbligatoria (la “legittima”) e in una quota disponibile, che si può liberamente assegnare:

  • se c’è solo il coniuge = metà va al coniuge e metà è disponibile
  • se c’è il coniuge e un figlio = 1/3 al coniuge, 1/3 al figlio e 1/3 disponibile,
  • se c’è il coniuge e più figli = 1/4 al coniuge, 1/2 ai figli e 1/4 disponibile
  • se c’è solo un figlio = metà al figlio e metà disponibile
  • se ci sono solo figli = 2/3 ai figli e 1/3 disponibile
  • se ci sono coniuge e genitori = 1/2 al coniuge, 1/4 ai genitori, 1/4 disponibile

Se queste percentuali non sono rispettate, la persona danneggiata o i suoi eredi (coniuge, figli e nipoti) possono impugnare il testamento e renderlo inefficace, reclamando la parte cui avevano diritto.

Qualsiasi patto contrario stipulato anche per scritto in precedenza non è valido e non impedisce di poter impugnare il testamento.

E’ vero che tutti gli eredi possono decidere di accettare la volontà del defunto, anche se non rispetta le quote stabilite dalla legge, ma al momento di scrivere il testamento bisogna sapere il rischio che si corre.

La quota “disponibile” invece può essere lasciata a chi si vuole, privilegiando ad esempio un disabile, anche se non è un parente.

Se non vi sono coniuge, figli, genitori, fratelli e sorelle (ma solo altri parenti), l’intero patrimonio è liberamente disponibile.

E’ utile ricontrollare periodicamente il testamento (ed eventualmente riscriverlo), in particolare se avvengono dei cambiamenti nelle proprietà immobiliari.  Se si tratta di variazioni minime si può aggiungere una nota scritta a mano, datata e firmata.

Il testamento serve anche per decidere quali beni devono andare ai vari eredi (es. l’alloggio in città a Paolo, il monolocale in montagna a Giuseppe, l’automobile a Giovanni, … in modo da non avere più eredi per il singolo bene).

E’ meglio evitare infatti che un bene abbia più proprietari, con problemi successivi relativi alla divisione e alla eventuale vendita.

Se il testamento non comprende tutti i beni esistenti al momento della morte, quelli ignorati saranno divisi secondo le norme della successione legittima.  Per evitarlo basta indicare a chi devono andare “tutti i beni non elencati specificatamente nel testamento

Attenzione ai conti bancari, se hanno un solo intestatario, e alle cassette di sicurezza (sarebbe necessario un inventario con apertura alla presenza di un notaio).

IMPOSTA DI SUCCESSIONE

La dichiarazione di successione deve essere fatta entro dodici mesi e dovrebbe comprendere tutte le precedenti donazioni di somme “rilevanti”.

Per le successioni tra coniugi e quelle in “linea retta” (genitori-figli, nonni e nipoti) vi è attualmente una franchigia di un milione di euro per ogni singolo erede, che sale a un milione e mezzo per il disabile grave (con certificazione di handicap grave secondo la legge 104).

I fratelli hanno una franchigia di soli 100.000 euro.

In tutti gli altri casi o per somme superiori si paga l’imposta di successione (4% oppure 6% oppure 8% secondo il grado di parentela).

Per gli immobili si pagano comunque le imposte ipotecarie e catastali, normalmente del 2% e 1%, che scendono ciascuna a 168 euro quando si rientra nelle agevolazioni prima casa.

N.B.  In caso di interdizione o inabilitazione, l’eredità a favore di un disabile viene accettata con beneficio d’inventario (per verificare che i debiti non superino i crediti).

IMPOSTA SULLE DONAZIONI

Le norme sono simili (ma non identiche) a quelle dell’imposta di successione, comprese franchigie e imposte.

COSA SUCCEDE QUANDO MUORE IL DISABILE e non vi sono eredi conosciuti o disposizioni testamentarie particolari

Si apre in questo caso il procedimento per “eredità giacente” per il periodo di tempo che intercorre tra la morte della persona e l’accettazione dell’eventuale erede.

Il Codice Civile prevede la nomina di un Curatore da parte del giudice, con il compito di curare gli interessi dell’eredità fino al momento in cui questa venga accettata o, in mancanza di accettazione, sia devoluta allo Stato.

Può essere presentata una richiesta al Tribunale da eventuali eredi, creditori … oppure la nomina può avvenire d’ufficio

Il Curatore presterà giuramento di custodire ed amministrare fedelmente i beni dell’eredità e sul suo operato sovrintenderà il Giudice unico.

Il Curatore ha diritto alla liquidazione di un compenso che sarà definito dal Giudice e liquidato dagli eredi.

ALCUNI TERMINI LEGALI USATI NELLE SUCCESSIONI

Successione testamentaria = quando la persona dispone dei propri beni, dopo la propria morte, mediante testamento.

Successione legittima = quando il defunto non ha lasciato testamento e i beni sono divisi secondo quanto previsto dalla legge.

Ascendenti = parenti in linea diretta (genitori, nonni)

Discendenti = parenti in linea diretta (figli e nipoti)

Erede = persona che succede a tutti i beni del defunto o a una quota di essi. Chi accetta l’eredità acquista i beni, i crediti ma anche i debiti del defunto.

Legatario =  persona a cui il testamento attribuisce singoli beni o diritti. Risponde di eventuali debiti del defunto solo entro il valore del bene.

Asse ereditario = patrimonio al momento della morte meno i debiti più le donazioni fatte in vita dal defunto. Sull’asse ereditario si calcolano le quote di legittima dei singoli eredi.

Testamento olografo = scritto completamente a mano dalla persona, datato e firmato.  E’ vietato includere in un unico documento i testamenti di due persone.

Non possono fare testamento:

  • gli interdetti
  • le persone che, nel momento in cui hanno scritto il testamento, non erano capaci di intendere e di volere.

Testamento pubblico = dettato al notaio, che lo scrive alla presenza di due testimoni.  Viene conservata dal notaio.

Testamento segreto = busta sigillata consegnata al notaio, che lo conservata.

Quota indisponibile (anche conosciuta come “la legittima”) = è la parte del patrimonio che per legge è riservata agli eredi legittimi (prima di tutto il coniuge, i discendenti e gli ascendenti se ci sono).

Accettazione = l’eredità si intende accettata se l’erede compie degli atti che indicano la volontà di accettare.  Se l’erede è una persona interdetta o inabilitata occorre l’autorizzazione del giudice tutelare, oltre all’intervento del tutore o del curatore.  Se la successione riguarda tutti i beni del defunto, la legge stabilisce che il tutore o il curatore accetti “con beneficio d’inventario”, per verificare che i debiti non superino i crediti.

I legati possono essere accettati dal tutore o dal curatore: interviene il giudice solo se ci sono condizioni o costi.

Esecutore testamentario = Chi fa testamento può indicare un esecutore testamentario per essere sicuro che siano seguite esattamente le proprie istruzioni.  E’ una possibilità che si utilizza quando l’ereditaria è particolarmente consistente e complessa.

L’esecutore testamentario è soggetto a formalità e controlli pubblici.  Acquista solo il possesso dei beni ereditati per un anno dalla morte del testatore.

TRUST: STRUMENTI DEL DOPO DI NOI

Seminario del  25 novembre 2016        San Secondo di Pinerolo

Nel corso del seminario sono stati presentati gli strumenti giuridici di protezione patrimoniale attraverso i quali i familiari di persone disabili possono garantire tutto ciò che consenta al disabile la migliore qualità di vita.

Gli strumenti giuridici sono diversi e a volte occorre adattarli e integrarli, ma sono comunque necessari per attuare il progetto di vita per un disabile.

Nell’incontro del 25 novembre 2016 è stato presentato in particolare lo strumento del Trust:

Cos’è il TRUST

È una forma di protezione che si colloca nell’ambito del DOPO DI NOI.

Tradotto in italiano dall’inglese il termine TRUST significa FIDUCIA.

La legittimazione del Trust in Italia deriva dalla ratifica della Convenzione dell’Aia del 1° luglio 1989 e il riconoscimento è avvenuto con Legge del 16 ottobre 1989 in vigore dal 1° gennaio 1992. Non essendo normato in Italia, si utilizzano le regole anglosassoni. La legge definisce:

“per Trust si intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente, attraverso un atto con il quale i beni sono stati stati posti sotto il controllo di un trustee nell’interesse di un beneficiario per un determinato fine”.

Il Trust è riconosciuto solo se tutte le persone coinvolte sono residenti in Italia.

Chi sono i soggetti coinvolti

Con la creazione dell’atto nel quale il disponente indica le proprie volontà, si definiscono nel dettaglio il fine del Trust, i compiti del trustee, chi sono il beneficiario e il guardiano (ad esempio: il genitore).

  • Disponente:

Chi prende l’iniziativa per costituire il Trust e definisce lo scopo, le regole comportamentali ed indica il guardiano.

Nel caso di beneficiari disabili, il disponente è un familiare o chi ne fa le veci e può decidere di far partire il Trust in modo operativo da qualsiasi momento o solo dopo la sua morte. In tal caso, e fino ad allora, può gestire lui stesso i beni indicati nel Trust.

  • Trustee

È il fiduciario dei beni inseriti nel Trust, che li deve amministrare a vantaggio del beneficiario.

I beni trasferiti al trustee devono essere separai dai beni personali del trustee stesso con specifica clausola nell’atto costitutivo.

Il trustee può essere una persona fisica o giuridica, una cooperativa, un legale rappresentante, una Onlus, ecc.. Normalmente si consiglia una persona che conosca bene il beneficiario da tutelare.

I poteri del trustee sono poteri dispositivi, gestionali d’amministrazione dei beni. Ha l’obbligo di non utilizzarli per sue specifiche esigenze.

  • Guardiano

Ha il compito di sorvegliare l’attività del trustee e può essere un familiare, un ente, un’associazione, ecc..

Può verificare che il trustee svolga quanto stabilito dal disponente a garanzia del benessere del disabile.

Può dare il consenso per atti particolari e essere chiamato per decisioni delicate nel confronti del beneficiario.

Non può sostituirsi al Trustee.

  • Beneficiario

È la persona disabile che viene tutelata attraverso il trust e gode dei vantaggi sui beni confluiti nell’apposito fondo.

Nell’atto istitutivo del trust, vengono date le indicazioni a favore di altri figli non disabili che possono eventualmente essere destinatari dei  beni residui del Fondo, una volta terminato il Trust (come ad esempio nel caso di morte del beneficiario).

Inoltre, il genitore che confluisce beni nel trust a favore del figlio disabile, deve agire senza ledere i diritti del coniuge e degli altri figli.

Fisco

Se il beneficiario è un disabile, è prevista una franchigia pari a 1,5 milioni di euro sul capitale dato in gestione al Trust, indipendentemente dal grado di parentela.